"Cinema Augusto" alias "Cinema Ponzio"

 

 

 

 

Il cinema “Augusto”, poi “Ponzio”, in via Brindisi, a San Pietro Vernotico nasce nel 1932. Condividendo il destino nazionale di altre sale cinematografiche, il cinema ha cessato recentemente di funzionare, ed è di qualche giorno fa (agosto 2009) l’abbattimento dell’edificio.

Creò il cinema, lo costruì anche, in senso letterale (con l’aiuto di Pippi Delle Donne, suo cognato, operaio tornitore della SACA, di Brindisi, e del fratello di lui, Coco), e lo gestì, insieme al fratello Corrado (26/06/1916 – 02/03/1986) Ugo Ponzio (24/01/1907 - 12/05/1982), portando a termine il progetto incompiuto del padre, Augusto Ponzio (25/04/1877 - 05/11/1931).

Il cinema fu  chiamato “Augusto”, certo forse anche in ricordo del padre, ma certamente  perché un nome del genere andava bene (come Massimo, Impero, ecc. ) per un cinematografo; quindi non per una questione di “nome di famiglia”, come fu inteso dal gestore del cinema concorrente inaugurato molti anni dopo, che di conseguenza si chiamò come lui, “Edoardo”.

La concorrenza “spietata” fra i due gestori meriterebbe una storia a parte, una storia per lo più fatta di aneddoti e di aspetti serio-comici, spesso grotteschi.  Per fare dispetto all’“avversario”, una domenica in cui il cinema Augusto era rimasto vuoto,  spalancata la porta d’ingresso centrale e frontale allo schermo e aperta la pesante tenda di velluto rosso che divideva la sala dall’ingresso, si ottenne, come previsto, rendendo perfettamente visibile dalla strada il film che si stava proiettando, che la gente che passava, incuriosita e via via reciprocamente influenzata e attratta, formasse una fitta e lunga fila che, addirittura prolungandosi oltre il marciapiede, finì col bloccare il traffico: così “gli informatori” del concorrente, venuti a sbirciare come andavano le cose quella domenica,  gli riferirono, sconcertati, che il cinema era strapieno e traboccante di gente.  

La vita di Ugo Ponzio fu inseparabilmente legata, dagli inizi degli anni Trenta, a questo cinematografo. La sera nel cinema, la mattina a scrivere il “borderò”, quando non era a Bari (tramite il treno prima, poi, ormai cinquantenne, presa la patente, tramite l’auto con dentro al portabagagli le “pizze delle pellicole” del giorno prima (la concorrenza aveva imposto che ogni sera si facessero non uno ma due film), per “contrattare” e programmare presso le agenzie cinematografiche (della Metro Goldwyn Mayer, della Twentieth Century Fox…)  il noleggio dei film.

S. Pietro Vernotico era, certamente più di adesso, fondamentalmente un paese agricolo. Vigna e olivo erano le sue risorse principali. Anche il cinema dipendeva dai ritmi, dalle annate e  dai cicli agricoli.

Frequentato soprattutto da contadini, braccianti, commercianti e dalle loro famiglie, raramente da “professionisti” (avvocati,  insegnanti, medici) se non per certi particolari film meno “di massa” e più “intellettuali” (che i frequentatori comuni definivano “purghe”), era anche meta degli abitanti di Cellino S. Marco, paese a due chilometri di distanza, che quindi vi arrivavano per lo più in bicicletta.

Il cinema oltre che luogo di divertimento e distrazione, era anche e soprattutto luogo di riposo. La stanchezza di giornate pesanti e il buio della sala conciliavano il sonno. Accadeva non raramente, che qualcuno, saporitamente addormentato e sprofondato nella “poltrona” anche se di legno e scomoda, restasse chiuso nel cinema alla fine dello spettacolo e dovesse poi essere “liberato”, verso l’alba (i contadini si svegliano presto), dopo essere riuscito a farsi finalmente sentire da qualcuno battendo coi pugni sulla porta serrata del cinema.

Braccianti erano anche le “maschere” del cinema,  Cosimino, Vittorio, Amleto, e dividevano la giornata fra  i due mestieri. Alcuni emigrarono, in periodi diversi. Donato, uno dei primi aiutanti, emigrò in Svizzera e poi in Francia. Angiolino, velocissimo nel fare i biglietti e che in auto reclamizzava i film con l’alto parlante alternando l’informazione con esibizioni canore, andò a fare il postino a Moltrasio, sul lago di Como. Uno dei più affezionati collaboratori è Antonuccio, che restò a lavorare presso il cinema fino agli ultimi tempi.

Le giornate erano fatte su misura della vita contadina. A mezzogiorno in punto si pranzava. Ma anche tutti i negozi chiudevano a mezzogiorno. Sicché il cinema  si apriva molto presto. Ancora più presto la domenica e i giorni di festa. Davanti al cinema, c’era un grande posteggio a pagamento di biciclette. Venivano al cinema in bicicletta anche dai paesi vicini, soprattutto da Cellino. Questo d’inverno. I pomeriggi d’estate erano molto lunghi. Un grande silenzio e una luce accecante dalle pareti bianche delle case. Soltanto, si sentiva ogni tanto il grido del venditore di ghiaccio che girava per le strade del paese con la bicicletta.

Fra il cinema di S. Pietro e il cinema di Cellino (gestito dal simpatico e pittoresco Gigi Capozza)  c’erano spesso, per scambi di favore, passaggi della pellicola dello stesso film, che si poteva quindi proiettare contemporaneamente la stessa sera a due chilometri di distanza,  grazie a un veloce ciclista che, mentre, in un cinema stava per iniziare la proiezione del secondo tempo, era già partito con la pizza del primo tempo verso l’altro cinema, per poi portarlo indietro appena terminato e ritornare con quella del secondo. Incredibile ma vero. 

 Ciò non impediva ad alcuni di Cellino di venire a vedersi il film a S. Pietro, sempre in bicicletta, per una faccenda di “evasione” dal proprio paese.

Nel cinema si teneva annualmente il veglione degli studenti, quello degli studenti delle scuole superiori e quello degli universitari. Ma anche cerimonie e manifestazioni di vario genere avevano nel cinema la loro sede abituale.

Le pellicole erano, all’inizio della storia dei cinema, infiammabili e non era raro che prendessero fuoco. Il cinema “Augusto” fu notevolmente danneggiato da un incendio. Fu prima della fine della guerra, e a S. Pietro stanziavano  soldati polacchi, che ebbero un notevole ruolo nel contenimento e nello spegnimento delle fiamme.

Come conseguenza, il locale del cinema fu affittato per un certo periodo, in cui continuò a funzionare come cinema. Successivamente, tornati a esserne i gestori, i fratelli Ponzio lo ristrutturarono e anche ampliarono soprattutto per ragioni di concorrenza (ormai non era più l’unico cinema del paese: c’era il sopra menzionato  cinema  “Edoardo”, divenuto poi, anche in riferimento alla sua estensione soprattutto in lunghezza, “Cinema Galleria”).

Negli anni cinquanta, l’estate, cominciarono a funzionare le arene, che evidentemente avevano la meglio sui cinema, “chiusi”, per i quali non c’era altra alternativa a parte quella di sperare in un’estate piovosa, o addirittura di pregare ogni giorno che all’imbrunire piovesse (almeno due gocce!) di chiudere per l’intera stagione e affittarsi un’arena, nello stesso paese o in paesi vicini, Mesagne per esempio.  A San Pietro c’erano due arene: l’arena “Milano” e l’arena “delle Palme”.

            Nella sua epoca d’oro, il cinema era strettamente legato alla vita del paese, vi partecipava costantemente. Era il luogo dell’“uscita”, dell’“evasione”, del divertimento, dell’incontro, del premio “dopo aver fatto i compiti”, anche del meritato riposo dopo una faticosa giornata in campagna. Inscindibilmente collegato a ricordi, di film certamente,  ma anche di storie e di vicende personali; a sensazioni non solo visive (privilegiate certamente: a un certo punto cominciò il cinema “tridimensionale”, quello “a schermo panoramico”, il “cinemascope”,  o uditive (suono stereofonico, ecc.), ma anche olfattive: l’aria pesante e viziata (nei cinema, fino a tempi recenti si fumava) insieme all’odore dominante, non sgradevole, di qualche disinfettante profumato mescolato con l’acqua con cui, la mattina, si era lavato il pavimento della sala,  il  cinema Augusto alias Ponzio per chi c’è stato vive ancora nella memoria. Per chi non c’è stato è ormai leggenda.

 

Bari 5 settembre 2009                                                                               A. P.

 

Il Cinema 

 

Ugo Ponzio con i suoi collaboratori  

 

Uno dei tanti veglioni che si tenevano nel cinema

 

Ugo Ponzio con il gestore concorrente

 

Ugo Ponzio a Roma premiato dall'AGIS con la medaglia d'argento per i primi 25 anni di attività

 

Ugo Ponzio a Bari premiato dall'AGIS con la medaglia d'oro per 50 anni di attività

 

 

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